pubblicato giovedì, 26 aprile 2007 ,13:10

La lettura del post di oggi di Wolf, mi ha ricordato racconti dei miei genitori, relativi alla guerra e alla condizione che ne consegue. Mio padre, nativo di Genova, ricorda che la guerra in città era, per chi non aveva una collocazione di rilievo, molto dura. Mancavano i soldi, mancava il cibo, e mancava anche la terra per coltivare. Si rivendeva il rame vecchio e si produceva sale, portandosi a casa l'acqua del mare e facendola asciugare al sole. L'infanzia raccontata da mio padre era dura, nonostante la madre fosse una dattilografa, cosa assai rara e di gran pregio per allora, e mio nonno fosse un operaio "della luce", come si diceva un tempo. Racconta che d'estate andava alle colonie, infatti le foto che lo ritraggono, sono tutte di un bambino con la testa rasata a zero, per evitare i parassiti. Era sul Lago Maggiore. Ha grandi ricordi della zona, di quando portava anche le pecore al pascolo, ma ha impresso nella mente anche i martiri di Fondo Toce.

Mia madre invece allora era nelle Valli di Comacchio, in provincia di Ferrara. Lei era in campagna e accudiva i fratelli più piccoli, oltre che l'orto. Ad un certo punto, si insediarono i tedeschi con il loro comando, proprio nella loro casa. La paura era tanta, anche perchè si sa, una ragazzina adolescente in mezzo a dei lupi affamati, non di certo poteva far dormire sonni tranquilli. Ma fortunatamente mia madre racconta che non le fu mai fatto del male e che, nonostante non fosse stata una loro scelta averceli in casa, la cosa filò abbastanza liscia. Il peggio arrivò dopo un po', quando mio nonno, ambulante di tessuti, fece la carità ad una madre disperata per la figlia malata, regalandole uno scampolo, non rispettando le regole allora vigenti dell'acquisizione con la tessera. Questa, per ripagarlo della compassione, lo denunciò alle autorità, che sequestrarono licenza, carro, cavallo e tessuti. Mio nonno tornò a casa a piedi, e mia madre, vedendolo piangere disperato in un'angolo dell'aia, gli chiese che fosse accaduto. Lui le raccontò che non aveva più nulla, e che quei pochi risparmi avrebbero avuto poco valore, con 5 bocche da sfamare. E così lei iniziò ad andare a cucire, per cercare di risollevare le sorti, e dare speranza ad un padre che adorava.

I miei nonni li ho persi molto presto, e quelli paterni addirittura, non li ho mai conosciuti. Di quest'ultimi ho tante foto, perchè quel nonno era un uomo assai ingegnoso, e riuscì a costruirsi una macchina fotografica. Il fascino dei suoi scatti è rimasto ancora immutato, e mio padre ne è fedele custode. In questo modo anch'io ho riletto uno stralcio di quei tempi e riporterò a mia volta il ricordo, di tempi difficili, bruttissimi, ed il valore immenso che ha con se il 25 aprile.

postato da elleeci · commenti
tags: gli scritti di cri

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