pubblicato mercoledì, 31 ottobre 2007 ,14:53
Vogliate perdonare le mie parole un po' sconnesse di oggi, ma si sa, ogni qualvolta faccio nottate lavorative, si finisce così, che poi, malaccio non sono, fra battute e risate, di un negozio privo di clienti e dall'aria così poco ufficiale. I calcoli abbondano, e la matematica è nel suo splendore, proprio quando conti un bancale di latte a lunga conservazione: 8 confezioni in un piano per 6 piani per 14 pezzi per scatola... la mente viaggia meglio che con la settimana enigmistica, ed è sveglia, sveglia, sempre più sveglia. Alla fine anche scrivere 2 su quel maledettissimo fogliettino adesivo, ti sembra troppo, e la tua mente sta attaccandosi all'ultimo pallottoliere rimasto disponibile a quell'ora. Tutto finisce, diceva quello... e così anche tu riesci a prendere la strada di casa, dove c'è lei che ti aspetta sul divano, un po' sonnecchiante e che ti dice: <Amore... ti fanno fare sempre tardi!> E così, memore che l'indomani è un'altro giorno, non fai in tempo a dire si, che già ti ritrovi nel letto, perchè l'orizzontale diventa un obbligo. Quella povera donna ti ha seguito, con i tempi suoi, e sta li ad ascoltare i tuoi racconti adrenalinici, e tu non ti rendi conto che lei ti sta ascoltando con mezzo orecchio acceso, e l'altro che ascolta chi le dice <devi dormire!> e la sta pure convincendo. Tu continui e forse finisci solo perchè non hai null'altro da dire, e solo a quel punto pensi che è meglio spegnere la luce. In una frazione di secondo vorresti che facendo quel gesto, si spegnesse anche il cervello, portandoti al riposo più dolce, ma l'adrenalina è ancora li in circolo, fra i 756 wurstel di pollo e le 122 scatole di tortellini di carne, e questa t'impedisce di dormire. Cerchi fra la mente quella storia che tanto aveva funzionato quella volta, e solo dopo un bel po' la trovi, che ti porta su quella nuvola, che malleandola un po', hai pure assestato sotto la testa: si, ora si dorme. Ma dopo un tempo relativamente breve, senti un ronzio e pensi: che sia una zanzara? No! Quella non viene da me, ma da Lu... una mosca? No! Mi sa che fa troppo freddo... Che sia quella zoccola? Impossibile che abbia sostituito le scarpe con un congegno elettrico... LA SVEGLIA! CAZZO! Non è possibile... mi sono appena addormentata! E così ti precipiti fuori dal letto, con una gamba che non ci sta a svegliarsi, e fra un po' ti fa prendere una facciata per terra, e la mano che, insensibile, la sbatti anche in faccia, nell'intento di spostarti i capelli dal viso. E poi Lu mi dice che la sveglio al mattino che faccio casino... come potrebbe essere al contrario. Ti proietti fuori e in un battibaleno ti trovi ancora li, come gli zombie di a volte ritornano, e introduci la tua faccia da cane da caccia nel reparto dove trovi subito uno di quei superiori che ti dice: ma non mi dirai mica che hai sonno? Con fare serio e compito sostieni che è umana convinzione che per recuperare ci vogliano almeno 7 ore, e da una timbratura di badge all'altra, ne siano passate solo 6... <Ma come!> risponde <ogni tanto si può anche transigere...>. A quel punto l'umana sopravvivenza lavorativa ha la meglio sulla sana ragione, e giri i tacchi di quelle insulse scarpe pesanti un chilo l'una, e te ne vai verso altre zone, non facendo a meno però di pensare <Ma vaff...>
pubblicato martedì, 30 ottobre 2007 ,09:08
Quando si rompe la routine, vado in panico. Il fatto stesso che oggi faccia il mio turno, fra poco, e poi debba ritornare la sera per l'inventario, mi stressa la vita. Lo so che poi, quando sarò li, il tempo passerà abbastanza velocemente, ed io ne avrò fatto da padrona, con i numeri e i calcoli al volo, ma tantè che mi rompe un casino. Ma c'è poco da fare: questa è la minestra che mi tocca oggi.
pubblicato lunedì, 29 ottobre 2007 ,15:15
Si, oggi è un buon giorno. Il mio risveglio in una giornata non lavorativa, è stato poco dopo quello del mio amore, che invece doveva prepararsi per andare a guadagnare la pagnotta. Giusto un attimo dopo, e in tempo per fare la colazione insieme, come ogni volta ci è possibile. Poi lei è partita, col suo motorino, e io dopo poco, con la moto per andare a faticare positivamente in palestra. E' da qualche volta che vado da sola, perchè gli orari ci dividono ed io, da solita stacanovista, mi sento in colpa se pago l'abbonamento e non lo frequento. E così, mi preparo in tutta calma, supertecnologica come al solito, cardio e ipod alla mano, e faccio la mia entrata in sala pesi. Al mattino, mi pare di capire che la frequentazione sia più femminile, in confronto alla sera, dove i maschietti superconvinti crescono come il prezzemolo nell'orto. Io, in assenza di Lu, non ho voglia di socializzare, anzi, inforco gli auricolari e mi sparo musica ad alto volume, così mi isolo, concentrandomi al massimo su ciò che faccio, e tenendo lontano chiunque voglia approcciare più o meno simpaticamente alla socializzazione. Poi, quando decido di metter muro, io sono terribile, perchè mi viene una faccia dura e seria, e il mio fare preciso, meticoloso, ci mette il carico da cento. Indubbiamente incuriosisco, e questo lo noto quando girandomi all'improvviso, vedo le persone che osservano e cambiano immediatamente direzione. Lo so, mi diverto a coglierli in "fallo". Poi la musica mi carica, e l'ipod è una tempesta di energia pura: oggi è andata a tutto spiano la raccolta di Anastacia, che con quella voce, mi farebbe sollevare 100 kg con un dito... beh... forse! Il mio cuore è sotto controllo e sale lievemente nel massimo sforzo, per poi riscendere subito dopo, come da copione, ed io studio su me stessa i comportamenti per poi comprendere meglio anche quello che faccio fare agli altri. Le gambe riprendono tono, un tono accettabile rispettando il difficile equilibrio delle articolazioni; penso a quella volta che una mia amica ha paragonato i miei quadricipiti a quelli di Pruzzo! Tutt'ora faccio fatica a trovare i pantaloni che non creino problemi con il volume delle mie cosce: i jeans di oggi sono per gambe di sedano che non si sa bene come stiano erette. L'avrei uccisa, quella commessa sabato scorso! Le ho chiesto un jeans taglia 44 (ma poteva anche andare un 42...), ma di gamba larga, e quando le ho detto che non entravo nel 44, ha iniziato a darmi 46/48... ok... magari arrivo ad un punto che ci sto con la coscia, ma poi cosa ci faccio con le tre taglie in più di vita? E così, scocciata, mi sono rivestita e sono uscita senza comprare nulla. E poi Lu mi dice che non voglio mai comprare pantaloni! Ma anche se non andassi in palestra, avrei lo stesso problema, perchè è di famiglia quella forma che mi porto: mio papà andava in bici, e mia madre ha sempre avuto il fisico delle maggiorate di altri tempi, quindi che volete... non potevo venir su fuscello! Termina la mia ora abbondante di allenamento, e mi rinfranco con una sana doccia: chissà perchè in questa palestra non si riesce mai a trovare un posticino tranquillo dove rivestirsi senza ti passino davanti mille volte, o con la borsa, invadano spudoratamente... eppure negli spogliatoi ci sono cresciuta, e il mio angoletto l'ho sempre trovato. Infilo la giacca ed esco, salutando con un sorriso ogni persona che incontro. E' una bella giornata, dicevo, e la moto è li che aspetta di riportarmi a casa, per tutto ciò che mi rimane ancora...
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DiversaMente
menti in sincrono sotto una luce diversa
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