pubblicato lunedì, 30 aprile 2007 ,09:34
Il peso di questi giorni, inizia a farsi sentire: non ho voglia di alzarmi, forse perchè so che la giornata che ne consegue sarà pesante. Vado a dormire stravolta, anche se poi ci sono state giornate peggiori di fatica, ma è come se non riuscissi a metabolizzare, non riuscissi a sopportare. Sono nervosa, lo so, lo sento, e rendendomene conto, cerco di mediare con me stessa, nei momenti che vorrei "saltare" con un gesto, con un urlo. Lo so che la mattina di giovedì sarà più facile, perchè mi rimarrà solo di rimettermi in viaggio, e alla fine ci sarà lei ad aspettarmi, ed io morirò dalla voglia di vederla. Ma oggi è solo lunedì, ed in questa mia ultima giornata di lavoro (da qui a domenica...), il tempo passerà fra prodotti sistemati, e la conta dell'inventario: i cancelli si riapriranno a mezzanotte, ed io potrò tornare finalmente a casa, piena di numeri nella testa e forse, di aneddoti.
Ma per ora è solo lunedì...
pubblicato giovedì, 26 aprile 2007 ,13:10
La lettura del post di oggi di Wolf, mi ha ricordato racconti dei miei genitori, relativi alla guerra e alla condizione che ne consegue. Mio padre, nativo di Genova, ricorda che la guerra in città era, per chi non aveva una collocazione di rilievo, molto dura. Mancavano i soldi, mancava il cibo, e mancava anche la terra per coltivare. Si rivendeva il rame vecchio e si produceva sale, portandosi a casa l'acqua del mare e facendola asciugare al sole. L'infanzia raccontata da mio padre era dura, nonostante la madre fosse una dattilografa, cosa assai rara e di gran pregio per allora, e mio nonno fosse un operaio "della luce", come si diceva un tempo. Racconta che d'estate andava alle colonie, infatti le foto che lo ritraggono, sono tutte di un bambino con la testa rasata a zero, per evitare i parassiti. Era sul Lago Maggiore. Ha grandi ricordi della zona, di quando portava anche le pecore al pascolo, ma ha impresso nella mente anche i martiri di Fondo Toce.
Mia madre invece allora era nelle Valli di Comacchio, in provincia di Ferrara. Lei era in campagna e accudiva i fratelli più piccoli, oltre che l'orto. Ad un certo punto, si insediarono i tedeschi con il loro comando, proprio nella loro casa. La paura era tanta, anche perchè si sa, una ragazzina adolescente in mezzo a dei lupi affamati, non di certo poteva far dormire sonni tranquilli. Ma fortunatamente mia madre racconta che non le fu mai fatto del male e che, nonostante non fosse stata una loro scelta averceli in casa, la cosa filò abbastanza liscia. Il peggio arrivò dopo un po', quando mio nonno, ambulante di tessuti, fece la carità ad una madre disperata per la figlia malata, regalandole uno scampolo, non rispettando le regole allora vigenti dell'acquisizione con la tessera. Questa, per ripagarlo della compassione, lo denunciò alle autorità, che sequestrarono licenza, carro, cavallo e tessuti. Mio nonno tornò a casa a piedi, e mia madre, vedendolo piangere disperato in un'angolo dell'aia, gli chiese che fosse accaduto. Lui le raccontò che non aveva più nulla, e che quei pochi risparmi avrebbero avuto poco valore, con 5 bocche da sfamare. E così lei iniziò ad andare a cucire, per cercare di risollevare le sorti, e dare speranza ad un padre che adorava.
I miei nonni li ho persi molto presto, e quelli paterni addirittura, non li ho mai conosciuti. Di quest'ultimi ho tante foto, perchè quel nonno era un uomo assai ingegnoso, e riuscì a costruirsi una macchina fotografica. Il fascino dei suoi scatti è rimasto ancora immutato, e mio padre ne è fedele custode. In questo modo anch'io ho riletto uno stralcio di quei tempi e riporterò a mia volta il ricordo, di tempi difficili, bruttissimi, ed il valore immenso che ha con se il 25 aprile.
pubblicato giovedì, 26 aprile 2007 ,09:54
La mia partenza si fa sempre più vicina, ed oggi prenoterò i biglietti, giusto perchè non vorrei fare il lungo viaggio seduta nel corridoio. Una volta prendere quel maledetto treno, era diventata un'abitudine, a tal punto che ormai conoscevo le facce di chi lo prendeva facendo il viaggio di ritorno a casa, dopo una settimana di trasferta lavorativa. Erano più o meno le stesse facce. Quell'anno lessi parecchi libri, e forse, quella è l'unica cosa che rimpiango, visto che il tempo ora non lo trovo più per leggere, nemmeno quando vado a dormire, nei dieci minuti prima di "morire nel letto", perchè ormai la mia resistenza al sonno è pari allo zero. Coglierò sicuramente l'occasione per finire di leggere l'ultimo di Patricia Cornwell, che tempo fa ho iniziato. Ma la cosa che più mi pesa, in tutto questo, e che proprio non mi fa andare con la giusta voglia di chi non vede i genitori da un po', ed in questo ha l'occasione di riabbracciarli, è che Lu rimane a casa. Certo, lei continua a dirmi che infondo sono solo tre giorni, ma per me sono tre giorni senza di lei: stai tre giorni senza respirare, trattenendo il fiato... stai tre giorni ferma immobile ad aspettare... stai tre giorni, nell'attesa di ritornare... Questo è per me, questo vivo, così è come me la vivo. Poi, fortunatamente ci sono i miei familiari, mio padre prima di tutto, che mi starà vicino anche quando vedrò quel "faccia di merda" di coniuge, che più passa il tempo e più disprezzo, essere inutile venuto al mondo non si sa perchè. Che rabbia che mi fa! Certo è che lo ripagherò con la sua stessa moneta: la falsità! Gli farò un bel sorriso, gli darò sempre ragione, proprio come si fa coi cretini, e cercherò di rendere più indolore possibile l'inizio vero di questa "fine di un'epoca". Fra tre anni sarò finalmente libera, e spero che allo scadere tutto si risolva con una firma ed un addio. Lo so che alla fine, questi tre giorni passeranno anche veloci, perchè avrò talmente tante cose da fare che non avrò nemmeno tempo di pensare, ma il ritorno a casa avrà un sapore immenso di felicità, li liberazione, di ossigenazione. Ora la mia casa è qua, e lei e Mitty saranno li ad aspettarmi.
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DiversaMente
menti in sincrono sotto una luce diversa
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